Percorso:     Home arrow Informazioni arrow Itinerari arrow Da piano di Marco al Campo
Da piano di Marco al Campo
  • Da piano di Marco al CampoPartenza: Piano di Marco
  • Arrivo: Il Campo
  • Percorrenza: 5 ore a/r
  • Difficoltà: E
  • Dislivello: 550
  • Rifornimento idrico: Acqua di Frida

Il luogo di partenza è il cancello del casello forestale di Corna, nel comune di San Donato di Ninea. Attraversato il cancello, si imbocca la strada sterrata sul lato sinistro percorribile ad andatura sostenuta per la facilità del sentiero. Si attraversa un bosco di rovere e roverella, molto affascinante per la ricchezza del sottobosco.
Vi si possono vedere diverse specie di insetti ma non è infrequente la presenza di cinghiali in cerca di cibo che si muovono spesso in branchi numerosi. Un altro animale bello da scoprire è lo scoiattolo nero che si arrampica sui rami degli alberi e scruta incuriosito e guardingo il passaggio degli escursionisti. Dopo una serie di tornanti e attraversato il tratto coperto del pianoro detto di Marco, si raggiunge una biforcazione dalla quale si dirama una strada verso destra che ci porta in pochi minuto alla fontana di Acqua di Frida, riconoscibile dall’abbeveratoio di cui si serve il bestiame diretto al pascolo per ristorarsi. Tornati indietro alla biforcazione, si continua lungo la via principale in una salita non molto impegnativa. Da questo punto la strada segue la linea della base del monte La Mula, uscendo dal bosco di faggio (che lasciamo alle spalle) verso una zona più scoperta dalla quale si allarga una meravigliosa veduta sulla valle del Crati. E’ visibile da questo punto ripercorrere con l’immaginazione le vicende dei greci della vicina Sibari mentre passano lungo le vie istmiche, costeggiando la rete fluviale formata dal Crati con i suoi affluenti.
Alzando lo sguardo a destra si erge in tutta la sua imponenza il monte La Mula, definita da qualcuno “panettone” per la forma piuttosto arrotondata della vetta. Sulla sinistra, invece, si nota la caratteristica figura della piramide della Muletta. Tra le due vette spazia il Campo, chiamato “di Annibale” in ricordo del passaggio del condottiero cartaginese sul suolo calabro con gli allora sconosciuti elefanti. La leggenda vuole che l’enorme faggio nel piano sia stato utilizzato dallo stesso Annibale che vi avrebbe legato il suo cavallo. In questo periodo il campo è splendidamente fiorito. Si possono ammirare i colori delle piante che costellano il manto erboso, sgargianti e sfavillanti. Le specie più diffuse sono il giglio rosso, dal tipico colore arancio acceso, l’archidea sambucina, la viola, l’argenziana, la polmonaria.
Attraversando il campo fino all’estremo opposto si incontrano degli inghiottitoi, cioè buchi nel terreno. Questa particolarità ci lascia intuire la natura carsica del piano, a tutti gli effetti una dolina cioè un’enorme scodella che raccoglie le acque piovane e la neve sciolta che penetrano il terreno fino a raggiungere le falde acquifere, arricchendosi di sali minerali lungo il percorso nel sottosuolo. Per questo motivo, l’uomo ha scavato una galleria artificiale nelle viscere della montagna fino all’Abatemarco, allo scopo di raccogliere le acque che si riversano nell’acquedotto che distribuisce il prezioso liquido a buona parte della provincia di Cosenza.